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Dopo gli eventi politici e militari del XV e XVI secolo, caratterizzati dalla contesa del Regno di Napoli tra francesi e spagnoli, e successivamente al florido governo di Maria d’Enghien, il destino del Salento cadde nelle mani dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo, che considerava Lecce un baluardo nella sua campagna contro gli Ottomani, autori di devastanti saccheggi e incursioni lungo la costa adriatica. La costante minaccia dei turchi, nonostante l’alleanza siglata a Nizza nel 1538 tra Francesco I e Solimano, il sacco di Castro nel 1534 e l’ampia diffusione dell’artiglieria pesante, indussero alla costruzione di un imponente sistema difensivo del territorio imperiale. L’imperatore Carlo V, verso la metà del XVI secolo, ordinò che fossero restaurati i vecchi castelli e costruiti di nuovi e che venissero edificate 83 torri lungo tutta la costa di Terra d’Otranto. Con il regio privilegio promulgato nel 1539 e diretto ad Alvaro Bracamonte, Carlo V decretò che la città fosse fortificata e cinta da venti bastioni e da un profondo fossato, e che lo stesso castello medievale venisse ampliato e circondato da un nuovo fossato. Il progetto fu affidato a Gian Giacomo dell’Acaya, grande architetto militare e capo ingegnere del Regno di Napoli, che aveva già realizzato il castello e le mura di cinta della città di Acaya, poco distante da Lecce
Situato al centro della città, il castello di Carlo V fu costruito tra il 1539 e 1549 su una costruzione normanna preesistente che probabilmente risaliva all’epoca di Accardo d’Altavilla, primo Conte di Lecce (XII secolo). Il lavoro di Gian Giacomo dell’Acaya trasformò radicalmente la struttura originaria del castello, dotandolo delle nuove tecnologie militari: furono innalzati terrapieni e muri obliqui, che lo resero praticamente inespugnabile
Il nuovo progetto comportò la demolizione della Chiesa di Santa Croce, del convento dei Celestini e del mausoleo di Maria d’Enghien. Gli abitanti, in segno di gratitudine nei confronti di Carlo V che aveva reso più sicura la città, eressero, nel 1548, un arco di trionfo in suo onore nell’area dove oggi si trova Porta Napoli Durante i secoli il castello fu sottoposto a numerose modifiche e ampliamenti. La battaglia di Lepanto che, nel 1571, pose fine alla minaccia Ottomana, e la contemporanea controriforma cattolica inaugurata dal Concilio di Trento spinsero numerosi ordini religiosi a stabilirsi a Lecce e a costruirvi i propri edifici di culto. Anche il castello di Carlo V subì numerosi cambiamenti che riflettevano uno scenario sempre più improntato alla religiosità e ai fasti cittadini. Secondo una tradizione popolare, nel 1634, durante la festa di San Giacomo, il castello fu teatro di una processione in cui soldati e gente comune offrirono lo stendardo reale al barone il quale, con l’aiuto di 24 soldati, lo issò fin sulla torre.

Nel XVII secolo la sala sottostante al mastio principale, l’attuale ipogeo, divenne una cappella consacrata dapprima alla Vergine Maria di Costantinopoli e, più tardi, a Santa Barbara. Nel 1872 il fossato che circondava la fortezza venne definitivamente colmato. Dal 1870 al 1979 il castello servì da distretto militare e nel 1983 divenne proprietà del Comune. Recenti lavori di restaurato lo hanno reso oggi un centro culturale in grado di ospitare mostre e conferenze. Il castello sorge all’angolo nord-est del trapezio che definisce la cinta muraria della città: ingloba alcuni edifici medievali, incluso il poderoso mastio quadrangolare, costruito su quattro piani probabilmente al tempo di Gualtieri VI di Brienne (intorno alla metà del XIV secolo), e la “Torre Mozza”, annessa durante i lavori commissionati da Carlo V.

Di particolare pregio è la sala quadrata posta al primo piano del mastio, coperta dalla caratteristica volta ogivale con cordoni in capitelli normanni a decori vegetali. Anche il piano terra è di grande interesse: l’altare barocco dimostra con tutta evidenza che, in tempi successivi, venne trasformato in una cappella dedicata a Santa Barbara. La stanza è divisa da quattro archi compositi sorretti da un pilastro centrale cruciforme e da quattro colonne poste contro il muro. Nella parte superiore del mastio è ancora visibile lo stemma dalla famiglia Zunica, databile attorno alla fine del XVI secolo Le volte a crociera e i capitelli cinquecenteschi, adornati con scudi e loriche, sono tutto ciò che rimane delle più antiche strutture, ingabbiate poi nel nuovo palazzo progettato da Gian Giacomo dell’Acaya. La pianta del castello commissionato da Carlo V ha la forma di un quadrilatero irregolare, con due corpi concentrici, separati da un cortile intermedio con poderosi bastioni angolari a punta di lancia di diversa grandezza, due più piccoli rivolti verso la città, due più grandi verso la campagna. I quattro bastioni erano denominati: Santa Trinità, Santa Croce, San Martino e San Giacomo Le volte a crociera delle stanze all’interno dei bastioni sono particolarmente degne di nota.

La fortezza presenta due ingressi: uno, quello attuale, detto Porta Reale, è rivolto verso la città ed è sormontato dallo stemma in pietra di Carlo V, oggi non più visibile. L’altro, detto Porta Falsa o Porta di Soccorso, sovrastato anch’esso da uno stemma simile, era posto sulla cortina opposta e conduceva alla campagna e quindi alla marina. Entrambe le porte conservano le feritoie da cui passavano le catene e le aste dei ponti levatoi. L’ingresso principale al castello immette in un ampio locale e poi in un secondo vano che dà sul cortile centrale. In entrambi sono ancora visibili le feritoie. Sui lati del secondo vano si aprono due porte: quella a sinistra è l’ingresso secondario della cappella di Santa Barbara, in origine dedicata all’Immacolata Concezione (1660) il cui prospetto principale, nel cortile scoperto, è sovrastato dallo stemma di Enrico Loffredo, vissuto agli inizi del XVII secolo. L’altra porta conduce invece negli appartamenti signorili. Al centro della volta spicca lo stemma spagnolo raffigurante il leone.

Dal cortile si può accedere ai locali del primo piano mediante un’ampia scala a due rampe. Un androne adiacente alle scale mette in comunicazione il cortile centrale con il corridoio scoperto che percorre le quattro cortine murarie. Lungo la cortina sud-ovest si conservano in parte le mensole di sostegno del camminamento di ronda. Al primo piano si possono ancora ammirare le stanze a pianta quadrata delle due torri che facevano parte del nucleo architettonico originario, caratterizzate da maestose volte ogivali con imponenti cordoni in capitelli decorati a fogliame.
Le stanze che mettevano in comunicazione le due torri sono di epoca posteriore: furono infatti costruite nel XVI secolo, successivamente alla realizzazione del progetto di Gian Giacomo dell’Acaya. Lungo il lato sud delle torri troviamo la grande ”Sala della Duchessa”, dedicata in tempi recenti a Maria d’Enghien, sulla cui volta è incastonato lo stemma del Viceré Alvarez de Toledo. Grande fascino esercitano sui visitatori le incantevoli decorazioni di volti umani, animali, pellegrini e fauni incisi sulle mensole dei capitelli che sorreggono le volte. Il primo piano ospita anche l’Oratorio dei Signori del Castello, coperto da un soffitto a volte ogivali e impreziosito da affreschi, ancor oggi visibili, a soggetto religioso.