Crea sito

Il capo di Leuca

                                          

Che il loro fascino sia terrestre o marino poco importa. Le grotte del Salento sono degli autentici tesori nascosti, anzi spesso occultano al loro interno preziosi reperti preistorici, a mò di scrigni di alta fattura. Belle da vedere allora, certo, ma soprattutto aiutano studiosi ed appassionati a togliere la polvere accumulatasi sul volto di questa terra nel corso dei secoli, per farne venire alla luce l’essenza più antica e pura.

 

Nel territorio di Salve, a circa 1 chilometro e mezzo a nord della linea costiera, si può osservare Grotta Febbraro, detta così dal nome del proprietario del fondo in cui è stata localizzata. L’ingresso è in parte ostruito dai resti di un vecchio muretto a secco, mentre l’interno s’identifica in lungo corridoio (15 metri) con pareti a volta da cui pendono alcune stalattiti e che termina con un deposito di fossili marini.


Grotta Montani è l’altra cavità che è stato possibile localizzare a Salve, dove sono stati rinvenuti resti di elefante e rinoceronte risalenti a circa 70mila anni fa.

Della rosa degli antri terrestri fanno parte anche la Grotta delle Veneri di Parabita e quella di Sant’Ermete di Matino (scoperta nel 1965), entrambe affondanti le radici nell’età paleolitica (circa 10mila anni fa). La prima, che deriva il nome da alcune preistoriche statuette femminili in osso, è situata nel bel mezzo di un uliveto (in località “Monaci”) circa 2 km a nord-ovest di Parabita. Composta da un riparo esterno e da una cavità interna, è considerata una delle più importanti di Puglia sotto il profilo storico, a causa del rinvenimento di 400 manufatti d’arte e 18mila frammenti ceramici (oggi conservati al Museo Nazionale di Taranto).

 

Si classifica come una delle più antiche di Puglia anche la Grotta di sant’Ermete di Matino, così chiamata da quel che resta di un affresco che figura sulle sue pareti, indice di una cristianizzazione per opera dei monaci basiliani. Al suo interno, è certo che vi abitava l’uomo di Neanderthal, come testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti (fossili, ossa e manufatti). Dalla cima della collina rocciosa su cui sorge la grotta, è possibile godere di un ampio panorama, abbracciando con lo sguardo le cittadine di Casarano, Parabita, Alezio, Gallipoli, ma anche il mare e addirittura i rilievi calabresi. Proprio i fondali dello Ionio e dell’Adriatico accolgono la maggior parte delle grotte salentine, quelle più note e meta di continue escursioni durante il periodo estivo.

       

le veneri di Parabita  ESCAPE='HTML'